“L’Inventore Di Sogni”

‘’L’ inventore di sogni’’ è un libro scritto da Ian McEwan, scrittore britannico. McEwan racconta la storia di un bambino di 11 anni sempre perso nei suoi pensieri e nelle sue fantasticherie. Il suo nome è Peter Fortune. Attraverso la sua immaginazione infinita sogna e vive avventure in qualsiasi momento della giornata, prima di tornare nel mondo di tutti i giorni. In alcune delle sue avventure diventa un gatto, oppure la sua famiglia scompare con una pomata o ancora si sveglia e vive una vita da adulto sempre indaffarato nel lavoro e nei suoi impegni giornalieri. Da adulto conosce una ragazza e scopre l’amore. Il racconto è stato pubblicato nel 1994 dalla casa editrice Einaudi. Lo consiglio alle persone di tutte le età, perché aiuta a ritrovare il ‘’Peter’’ che è in noi, cioè un piccolo sognatore come quando si è bambini, perché la vita ha bisogno di sogni e di momenti di gioco, cose che gli adulti spesso dimenticano presi dai problemi della vita quotidiana.

“La Stanza Segreta Degli Enigmi”

La stanza segreta degli enigmi è il romanzo dello scrittore italiano Fabrizio Santi, diventato famoso a livello internazionale per il bestseller ‘’Il quadro maledetto’’. Nasce e vive a Roma, insegna inglese in un liceo scientifico romano. L’autore ritorna nelle terre italiane dell’alto Lazio, precisamente a Tuscania, con un grande thriller storico pubblicato da Newton Compton Editori il 31 ottobre 2019.

“Il Mare Nero Dell’Indifferenza”

Il libro è stato pubblicato il 17 gennaio 2019 dalla casa editrice People; è un’autobiografia scritta da Liliana Segre.                                                                                           

Liliana Segre, senatrice a vita e importante testimone della tragedia della Shoah, fu internata ad Auschwitz nel 1944 ed è una dei 25 sopravvissuti tra i 776 bambini italiani deportati. In ‘’Il mare nero dell’indifferenza’’ viene ripercorsa la sua storia, dall’espulsione da scuola nel 1938, al tentativo di fuga in Svizzera fino all’arrivo ad Auschwitz e alla “marcia della morte” del 1945. L’ indifferenza viene posta al centro di tutto il libro, è quella la parte più dolorosa per la Segre, vedere come tutti intorno a lei siano rimasti indifferenti. Attraverso le sue parole la Segre cerca non solo di mantenere viva la memoria, ma anche di mettere in guardia il lettore su quello che potrebbe essere di nuovo. Ciò che è accaduto sicuramente non si ripeterà eppure l’indifferenza che la Segre ha provato su di lei da bambina è la stessa indifferenza che porta alcuni a girarsi dall’altra parte davanti ai disperati che cercano di raggiungere il nostro Paese o di fronte a leggi apertamente discriminatorie. Viviamo un’epoca nella quale avanza il nazionalismo e nella quale gli stranieri vengono visti non come persone ma come numeri; numeri senza nome che minacciano i confini nazionali. Leggere questo libro non serve solo a ricordare quanto è accaduto, ma anche a vedere il mondo attuale in maniera diversa, a rendersi conto che l’indifferenza è un male peggiore della violenza. Negli ultimi trent’anni, diventata nonna, ha promosso una straordinaria campagna contro l’indifferenza e contro il razzismo, in tutte le sue forme e le sue articolazioni. Le sue parole nitide, forti, indiscutibili sono un messaggio rivolto alle ragazze e ai ragazzi, suoi «nipoti ideali», perché non perdano di vista il rispetto dei diritti di tutti gli esseri umani.

Il racconto mi ha colpito molto. Racconta l’olocausto dal punto di vista di una bambina la cui unica colpa è “di essere nata”, ma svela anche la storia di una donna il cui unico scopo è oggi andare nelle scuole, ricordare ai giovani le atrocità del passato per fare in modo che non si ripresentino.                                                                                    

Un libro che ognuno di noi, adulti, giovani adolescenti, dovrebbe leggere perché l’indifferenza, nei confronti dell’altro, dello straniero, delle disgrazie, del razzismo, del bullismo è la cosa peggiore e rende complici. Un libro per grandi e piccini. Un libro che insegna, nonostante la sua sconvolgente semplicità.

‘’Combattere l’indifferenza è impossibile, è come una nuvola grigia, è come una nebbia, qualcosa che ti stringe, incombe e non sai dov’è il tuo nemico. In fondo non è un tuo nemico, non fa nulla, ma è terribile quel non fare nulla, voltare la faccia dall’altra parte.’’

“L’Ombra cinese”

L’Ombre chinoise è il dodicesimo romanzo dedicato da Georges Simenon al commissario Maigret. Fu scritto, nel dicembre del 1931, presso la villa Les Roches Grises di Antibes in Francia e pubblicato nel gennaio del 1932 da Fayard. Georges Joseph Christian Simenon è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese.

Il racconto è ambientato fra Place des Vosges, Pigalle e Boulevard Haussmann, ma è il palazzo, dove è stato ritrovato il cadavere di Clouchet, ad essere il luogo protagonista del romanzo. Esso somiglia a tanti altri che si affacciano sulle piazze parigine, eppure Maigret avverte immediatamente un’atmosfera diversa. Nel romanzo viene descritto come un vasto palazzo, con lunghi corridoi, simile ad un labirinto, con stanze polverose, sporche e prive di luce, animato da urla e rumori. Gli spazi sono chiusi, quasi claustrofobici, e rappresentano quasi la metafora della malattia mentale dell’assassino, del suo subconscio deviato, della sua furia repressa: le luci ovattate, la vecchia che origlia alle porte, sua sorella pazza che urla, i mobili fatiscenti che odorano di cera, i corridoi e le scale piranesiani, i personaggi che si muovono dentro gli spazi angusti degli appartamenti o che frugano nell’immondizia. Quasi tutto ciò che accade nel racconto è frutto di un continuo movimento attorno e dentro il palazzo ed è quasi sempre avvolto dal buio o da una luce soffusa e artificiale. L’ombra cinese mi ha colpito per l’intensità dei personaggi, per il grigiore delle camere degli alberghi, per le stanze senza luce e pregne di odori. Simenon tratteggia il delirio di un assassino spinto dalla sete di denaro e beffato dal destino. Un’indagine scorrevole ed apprezzabile che però non mi ha appassionato come mi aspettavo. Non è tanto la trama o l’intrigo giallo a coinvolgere quanto l’universo umano. Lo consiglio a tutti gli appassionati di gialli o noir come me.

È una sera umida di novembre, quando Maigret arriva in Place des Vosges, chiamato dalla portinaia di un grande palazzo che si affaccia sulla famosa piazza parigina. La donna ha scoperto il cadavere di un uomo in uno degli uffici dello stabile. Si tratta di Couchet, direttore dei laboratori produttori dei famosi sieri del Dottor Rivière. Il suo corpo è appoggiato ad una cassaforte, dalla quale sono stati rubati trecentosessantamila franchi. Maigret si trova di fronte a uno dei casi più complicati della sua carriera. In un primo tempo, si pensa che il delitto sia avvenuto a scopo di rapina, ma la scoperta del testamento di Couchet, che lascia il patrimonio diviso fra le due mogli e l’amante, escludendo il figlio dall’eredità, induce il commissario a sospettare proprio di quest’ultimo. Ma una tragedia, che avviene poco dopo la scoperta del testamento, costringerà Maigret a rivedere la sua ipotesi e ad intuire che non è solo il denaro il motivo dell’assassinio, che ha scombussolato il palazzo al 61 di place des Vosges.

“Scolpitelo nel vostro cuore”

Liliana Segre è nata il 10 settembre 1930 a Milano.

Oggi senatrice a vita, in passato è stata vittima della Shoah. E’ sopravvissuta alla “marcia della morte” e racconterà in questo libro l’inferno che ha vissuto dopo l’emanazione delle leggi razziali alla liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau da parte dell’esercito sovietico.

Liliana trascorse la sua infanzia con i suoi nonni e suo padre Pippo al quale era molto legata. Il lungo calvario della sua adolescenza inizia con l’espulsione dalla scuola a soli 8 anni fino al trasferimento dal Binario 21 al campo di concentramento di Auschwitz. Qui subì vessazioni di ogni genere, spogliata dai suoi averi, picchiata, separata dai suoi parenti più cari e sfruttata come schiava.

Liliana oggi racconta ciò che ha vissuto ai ragazzi perché affida un grande compito alle nuove generazioni: fare in modo che simili orrori non si ripetano nuovamente. Lei dice sempre: ”Il nostro futuro sono i giovani”.

Il messaggio che trasferisce il libro è quello di ricordare cosa hanno sofferto gli uomini, le donne e i bambini perché la memoria è l’unica arma contro la cecità della violenza. Perché nascere non dev’essere un crimine.

Il linguaggio utilizzato è semplice e scorrevole. Il libro è adatto agli adolescenti come ai giovani e agli adulti.

“Il Bambino Con Il Pigiama a Righe”

Ambientato durante la 2° guerra mondiale il libro parla di un’amicizia nata casualmente tra Bruno, un bambino di 9 anni di origini tedesche, e Shmuel, un bambino nato lo stesso giorno, mese e anno di Bruno.

Bruno dalla città di Berlino dovrà trasferirsi con la sua famiglia in una villa vicino al campo di Auschwitz-Birkenau poiché il padre è il comandante delle truppe del campo. Non è affatto contento di ciò perché non potrà vedere più i suoi amici.

Shmuel è nato in Polonia ed è di origini ebraiche. Per le leggi antisemite, la sua famiglia è segregata nel campo di Auschwitz.

Quel giorno Bruno è particolarmente annoiato. Guarda fuori dalla finestra della sua cameretta e vede una “fattoria” con degli uomini a lavoro. I genitori gli hanno più volte raccomandato di non allontanarsi da casa, ma Bruno quel giorno si spinge oltre lo steccato di casa e scopre una realtà ben più tragica.

Dal racconto è stato tratto un film molto simile alla storia scritta seppur più breve. Il messaggio che emerge dalla lettura è che l’amicizia crea ponti tra mondi opposti, soprattutto quando i protagonisti sono i più giovani. 

Il linguaggio utilizzato è semplice e scorrevole. Il libro è adatto a qualsiasi fascia d’età e ne consiglio la lettura a chiunque.

“Il Rapimento”

April Finnemore è scomparsa nel cuore della notte e l’ultima persona ad averla sentita è Theodore Boone chiamato anche Theo.

Il ragazzo racconta alla polizia che la vita per April non è tanto facile poiché il padre è sempre fuori e sperpera il denaro di famiglia e la madre fa uso di stupefacenti. Theo correrà grossi rischi pur di trovare la sua migliore amica.

La polizia non riesce a trovare la pista per le indagini. Intanto gli amici e i parenti di April fanno di tutto per lei, vanno in giro per la città mostrando volantini della ragazza e chiedendo sue notizie.

Lungo le sponde di un fiume è stato rinvenuto un corpo non ancora identificato. Chi sarà?

Il linguaggio utilizzato è semplice e informale. Il libro è adatto a ragazzi e adulti. Consiglio la lettura soprattutto agli amanti dei gialli.

Tra creatività e manualità con Teresa Porcella

Infine abbiamo potuto conversare anche con Teresa Porcella, scrittrice eclettica alla seconda esperienza qui al Buck Festival.

Teresa ci ha parlato di come la manualità possa essere uno strumento prezioso per scatenare la creatività, proponendone una rivalutazione a partire già dalle scuole. Tema, quello della creatività nelle sue più varie sfaccettature, approfondito poi nel webinar immediatamente successivo alla nostra intervista.

Buona visione!

Michele

La libertà dell’arte secondo Arianna Papini

Subito dopo il nostro incontro con Antonio Ferrara ci ha raggiunti in collegamento Arianna Papini, scrittrice e illustratrice tra gli ospiti del Festival.

Il tema principale, sul quale Arianna ha anche tenuto un corso di formazione, è stato quello della libertà e di come la si può scoprire attraverso l’arte. Non sono mancati anche dei ricordi di Rodari e consigli letterari.

In un momento come quello che stiamo vivendo, in cui ogni libertà sembra esserci negata, la prospettiva ottimista e resiliente di Arianna è una boccata d’aria fresca preziosissima per tutti: buona visione!

Michele

Consigli per “adoleggenti” con Antonio Ferrara!

Subito prima dell’inizio della decima edizione del nostro Buck Festival abbiamo potuto intervistare i tre autori protagonisti degli eventi di quest’anno.

Tra di loro, Antonio Ferrara, scrittore per ragazzi vincitore del Premio Andersen e ormai volto conosciuto del Festival.

Antonio, che durante il weekend del Buck ha incontrato online i ragazzi di Foggia e tenuto un corso di formazione, ha chiacchierato con noi dei cambiamenti portati dalla pandemia e della sua esperienza con i nuovi mezzi digitali, ma anche della sua infanzia e delle storie a cui più è legato. Ci ha anche raccontato del suo rapporto con Gianni Rodari, tema del Festival di quest’anno, in occasione del centenario della sua nascita. Il tutto con gran simpatia e partecipazione: come direbbe lui, è rimasto un po’ un “adoleggente” come noi.

Buona visione!

Michele